| Press | |||
| Agata Sciolino | |||
| Nessun cromatismo sfacciato, prigioniero di complicati astrattismi. Si respira tutta l’aria dell’ ‘Old America’ nelle pitture di Manlio Noto, con le sue ‘maschere’ umane pregne di vita, in uno sforzo sublimante che tende verso la percezione tattile. Sembra quasi di sfiorarli, infatti, quei volti neri che raccontano un’epoca passata ma mai tramontata, che aspirano ad una perfezione leggiadra ma solida. Il bianco e il nero, nelle loro infinite sfumature, si vestono di significati intrinseci, come una pellicola d’altri tempi che zooma sulle emozioni. C’è anima, in queste tele, trasferita su di esse con il sapiente uso dell’acrilico. C’è smalto e compattezza, in questi ritratti, ed una umanità quasi scabrosa per la sua autenticità. C’è percezione sensoriale, abbandono, ed un ‘guizzo sanguigno’ che l’autore trasferisce nei suoi personaggi, senza mai stancarsi di renderli veri, in un altalenare di passione ed abbandono. Al contempo, non c’è retorica né ridondanza nelle forme che prendono vita attraverso tratti decisi ed intensi. Non conoscono silenzi, i personaggi di Manlio Noto. Parlano una lingua ugualmente conosciuta da autore e visitatore. E’ l’energia vitale che si sprigiona dalle tele ad intrappolare lo spettatore in un passaggio obbligato fatto di sguardi appena accennati che sfociano in una completezza visiva di cui si percepisce il palpito. La luce viene catturata dalle tele con un mistificante alternarsi di giochi d’ombra che segue un percorso senza prefiggersi un punto d’arrivo. Come l’immenso captare di sensazioni dell’anima, così i quadri di Manlio Noto, che rivivono e fanno rivivere ‘purezze di pensiero’ estranee alla nostra epoca, eppur eternamente rimpiante. L’intima complicità tra l’autore ed i suoi personaggi non dà tregua, viaggia sul filo di una traccia di matita che riscrive in immagini le ambientazioni e le atmosfere del buon vecchio jazz e delle sue caricature in bianco e nero. L’identità dei ritratti gioca ad intermittenza con l’impulso di scandagliarne i più reconditi pensieri. La tenebrosità del ‘noir’ diventa innocua luminosità che si scioglie e si irradia nel bianco che ne sublima i contorni. Fisionomie alterate nello slancio di quella innata passione per la musica, accennata in ogni soggetto dall’autore, che ne riverbera l’armonia sugli occhi che spiano le tele. Perché osservare i quadri di Manlio Noto è impossibile, senza spingersi oltre, lanciarsi oltre quel baratro percettivo che la pittura insegna a non temere, quando è autentica trasposizione e traslazione di sentimento da cuore a cuore, attraverso il senso visivo. Forse per questo sentimento puro, che varca i marcati confini dell’anima, chi vorrà lanciarsi oltre quel baratro non temerà di non tornare indietro, prigioniero di un mondo troppo a lungo desiderato, troppo distante dalle mistificazioni dei media, troppo sfrondato da inutili orpelli, ma proprio per questo motivo degno di essere rivissuto, senza reticenze e senza pregiudizi. |
![]() |
||
| giochi d'otturatore (foto digitale) | |||
Cristiana Rizzo |
|||
|
![]() |
||
| concerto di amici (foto digitale) | |||
Giusi Diana |
|||
Manlio Noto dipinge straordinari ritratti di divinità moderne, miti viventi e non, del nostro tempo: i musicisti, e in particolare i neri americani, inventori di un genere musicale basato sullo scardinamento delle regole e sull’improvvisazione (pertanto più che dionisiaco), il jazz. In Pop tecnic (sulla destra in B/N) dal fondo nero emerge sinuosa la silouette del contrabbasso, l’attenzione è rivolta però in particolare alla mano del musicista illuminata teatralmente dalle luci del palcoscenico, in un bianco e nero dall’allure fotografica. Il contrabbassista è colto nel momento esatto in cui sta per imprimere alle corde dello strumento un movimento ritmico, sottolineato dal labiale con cui si accompagna, E’ pura energia fisica che dal corpo dell’uomo passa alle corde tese e al legno caldo dello strumento, in una fusione che è estasi creativa. Nell’altra opera in mostra Regis (sulla destra a colori) protagonista assoluto della composizione è invece lo strumento musicale, in questo caso il sax che si sostituisce pressoché del tutto al corpo del musicista, di lui infatti vediamo solamente le mani e la parte inferiore del volto, quasi a sottolineare la completa assimilazione del musicista e del suo strumento. |
|
||
|